Un errore in etichetta può fermare la vendita all’estero
Molte aziende sottovalutano la complessità delle normative estere e pensano che tradurre l’etichetta italiana sia sufficiente. Nella realtà, ogni paese ha requisiti specifici che, se non rispettati, possono generare conseguenze.
Prodotti fermati in dogana prima ancora di entrare nel mercato
Sanzioni e contestazioni da parte delle autorità locali
Ritiri dal mercato con impatto economico e reputazionale
Cosa analizziamo durante la call
Tipologia azienda e mercato
Paesi in cui si vuole commercializzare
Requisiti normativi e autorizzativi
Etichetta attuale
Questa consulenza è pensata per te se:
Sei un’azienda alimentare
Già attiva all’estero e vuoi verificare la conformità delle tue etichette
Stai valutando di esportare
E vuoi evitare errori fin dall’inizio
Non hai un reparto normativo
interno e hai bisogno di un supporto tecnico affidabile
Stai per lanciare una nuova linea
o pensando di cambiare la ricetta del prodotto
Chi siamo
Gem Chimica, da oltre 45 anni siamo al fianco di aziende, enti e professionisti per l’igiene, l’acqua, le analisi e le consulenze.
Scopri come abbiamo aiutato aziende alimentari a esportare evitando errori normativi e criticità in etichetta
Leggi i nostri casi studio
Superamento del blocco doganale canadese per prodotti da forno
Un’azienda italiana esporta abitualmente prodotti da forno dall’Italia al Canada. Il distributore canadese di questi prodotti, a seguito di un blocco subito in dogana in Canada in relazione ad alimenti contenenti ingredienti di origine animale, chiede al produttore italiano, quale condizione per la prosecuzione del rapporto commerciale, di ottenere il riconoscimento dello stabilimento di produzione di prodotti da forno contenenti grasso animale in percentuale superiore alla soglia ritenuta rilevante dall’autorità canadese ai fini del riconoscimento. Il riconoscimento comporterebbe per il produttore tempistiche e ostacoli organizzativi incompatibili con il proseguimento del rapporto, mentre l’abbassamento della quantità del grasso animale utilizzato inciderebbe sulla lavorazione, quindi su qualità e prezzo del prodotto. A seguito di studio e approfondimento della normativa e delle prassi locali, su mandato dell’azienda, che diventa nostra cliente, avviamo un’interlocuzione diretta con l’autorità canadese che si conclude con l’autorizzazione all’importazione del prodotto escludendo gli oneri aggiuntivi inizialmente ipotizzati.
Riclassificazione doganale e esclusione dazi USA
Una multinazionale attiva nel settore degli additivi alimentari ci chiede una verifica dei prodotti colpiti dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti per taluni prodotti importati dall’UE. Durante lo svolgimento del lavoro ci accorgiamo che alcuni prodotti sono stati classificati erroneamente dall’ufficio aziendale che si occupa della classificazione doganale. Segnaliamo l’errore e, sulla base delle caratteristiche tecniche e funzionali dei prodotti e fondandoci sulle decisioni dell’autorità doganale statunitense su casi simili, suggeriamo al cliente una diversa (corretta) classificazione che oltre ad impedire eventuali sanzioni e blocchi in caso di controlli, esclude i prodotti dall’ambito applicativo dei nuovi dazi.
Contestazione del recesso e continuità della fornitura in Giappone
Un distributore giapponese di un nostro cliente italiano, che produce ingredienti per preparazioni dolciarie, dichiara a quest’ultimo di voler interrompere il rapporto senza preavviso poiché alcuni prodotti oggetto di fornitura sarebbero non conformi rispetto alla disciplina giapponese in materia di contaminanti chimici, facendo valere una clausola contrattuale che consente il recesso unilaterale e immediato, senza penali, in caso di non conformità dei prodotti, anche in relazione a novità normative sopravvenute.
Il cliente ci chiede di approfondire il caso e, a seguito di apposito studio, dimostriamo come la non conformità contestata non derivi da disposizioni di legge vigenti in Giappone, bensì da una policy aziendale adottata dal distributore locale per conformarsi a talune preoccupazioni crescenti tra i consumatori giapponesi in merito alla presenza di alcuni contaminanti chimici negli alimenti.
A seguito di ciò, il Cliente fa valere il contratto di fornitura che impedisce il recesso unilaterale in casi simili e, di fronte alla possibile apertura di un contenzioso particolarmente oneroso, i due concordano sulla prosecuzione della fornitura sulla base di un programma pluriennale di progressiva modifica degli standard di prodotto.
Claim "Senza Zucchero" e mitigazione del rischio sanzionatorio
Un’azienda del settore bakery sviluppa un biscotto con posizionamento salutistico e sceglie il claim “senza zuccheri” per massimizzare l’impatto commerciale. Tuttavia, in UE questo claim è ammesso solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g, e le regole si applicano anche a comunicazione e pubblicità. La ricetta, pur coerente con il posizionamento, include ingredienti che incidono sul contenuto zuccherino reale, creando un potenziale disallineamento tra promessa e prodotto.
La consulenza interviene verificando la conformità dell’etichetta e della comunicazione secondo il Reg. UE 1169/2011 e avviando analisi su più lotti per quantificare gli zuccheri semplici. I risultati mostrano che alcuni lotti superano la soglia consentita, rendendo il claim non sostenibile e quindi non difendibile dal punto di vista normativo. Il Reg. CE 1924/2006 richiede infatti che i claim siano utilizzati solo se rispettano condizioni precise e supportati da dati scientifici, evitando qualsiasi ambiguità o inganno.
Il rischio per l’azienda diventa concreto: sanzioni da 3.000 a 12.000 euro per uso scorretto del claim, fino a 24.000 euro se la comunicazione è considerata ingannevole, oltre a ulteriori sanzioni per eventuali irregolarità nutrizionali. A queste si aggiungono possibili misure correttive come ritiro prodotti, modifica delle etichette e blocco della vendita, con costi interamente a carico dell’operatore. Ne deriva che un singolo claim non conforme può generare un impatto economico e reputazionale significativo, rendendo il controllo preventivo un elemento strategico per la tutela del brand.
Correzione denominazione e conformità etichetta bevanda biologica
Un produttore italiano di bevande biologiche si trova esposto a seguito di una segnalazione da parte di un’associazione consumatori. Il prodotto, etichettato come “Spremuta di mele biologiche”, presenta una criticità non sulla qualità, ma sulla denominazione di vendita, elemento regolamentato dalla normativa europea.
L’analisi evidenzia che il termine “spremuta” non rientra tra le denominazioni legali previste per i prodotti a base di frutta. Il Regolamento (UE) 1169/2011 richiede infatti l’uso della denominazione legale, che in questo caso è “Succo di mela biologico”. Dal punto di vista produttivo, il processo è pienamente coerente con la definizione normativa di succo di frutta, quindi il problema riguarda esclusivamente la comunicazione.
L’intervento consulenziale prevede la correzione della denominazione e la riformulazione del messaggio marketing, introducendo una dicitura descrittiva come “ottenuto da mele fresche spremute”. Questo consente di mantenere il posizionamento premium, distinguendo tra obblighi normativi e leve comunicative.
Senza intervento, il rischio sarebbe stato una sanzione da 3.000 a 24.000 euro per comunicazione ingannevole, oltre a un impatto reputazionale.
La revisione dell’etichetta ha permesso di rendere il prodotto conforme senza comprometterne l’attrattività commerciale, rafforzando la sua solidità e difendibilità sul mercato.
Eliminazione muffe ed estensione shelf life su grandi lievitati
Un produttore di grandi lievitati si rivolge alla consulenza a seguito di problematiche legate alla presenza di muffe sul prodotto finito e a una shelf life limitata, pari a circa 10 giorni. La criticità impatta direttamente sulla distribuzione e sulla commercializzazione, riducendo la competitività del prodotto sul mercato.
L’intervento viene impostato come un’attività di ricerca e sviluppo mirata, con l’obiettivo di estendere significativamente la shelf life senza compromettere le caratteristiche qualitative. La prima fase riguarda l’individuazione del conservante più idoneo, seguita dalla definizione del corretto dosaggio. Parallelamente vengono condotte prove applicative per massimizzare l’efficacia antimicrobica, evitando effetti negativi su struttura, volume e processo di lievitazione.
Un ulteriore focus viene posto sul miglioramento delle proprietà del prodotto, in particolare sull’aumento della morbidezza e sulla riduzione delle macchie dovute alla risalita di umidità, aspetti critici per la percezione qualitativa.
L’attività si sviluppa attraverso test iterativi su prodotto finito, con validazione delle performance nel tempo e verifica della stabilità delle caratteristiche organolettiche e meccaniche.
Il risultato finale evidenzia un’estensione della shelf life oltre i 4 mesi, in linea con le richieste del cliente, senza alterazioni negative del prodotto. L’intervento consente quindi di trasformare una criticità tecnica in un vantaggio competitivo, migliorando conservabilità, qualità percepita e potenziale distributivo.
Allungamento shelf life di prodotti di pasticceria farciti per export in America
Un’azienda di pasticceria si rivolge alla consulenza con l’obiettivo di estendere la shelf life di un prodotto farcito, inizialmente limitata a 45 giorni, per renderlo idoneo all’export verso il mercato statunitense. La criticità riguarda sia la conservabilità sia la stabilità qualitativa durante lunghi periodi di distribuzione.
L’intervento viene impostato su un duplice livello, formulativo e tecnologico. In una prima fase si procede alla riformulazione del ripieno, con l’obiettivo di aumentare la riserva idrica per migliorare la morbidezza, mantenendo però sotto controllo l’acqua disponibile, così da garantire la sicurezza microbiologica del prodotto.
Successivamente, l’attività si concentra sulla scelta del packaging più idoneo e sulla definizione della tecnica di confezionamento, elementi determinanti per prevenire la formazione di muffe e limitare il raffermimento delle componenti esterne.
L’approccio integrato consente di bilanciare esigenze di sicurezza, qualità sensoriale e performance logistica, attraverso test mirati e validazioni nel tempo.
Il risultato finale è un’estensione della shelf life fino a 12 mesi, senza compromessi sulle caratteristiche del prodotto. L’intervento permette così al cliente di accedere a nuovi mercati, migliorando al contempo l’efficienza produttiva e la gestione della distribuzione.
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Domande frequenti
Quanto dura la call?
La consulenza ha una durata di circa 30–45 minuti.
È davvero gratuita?
Sì, è una prima analisi senza costi, pensata per aiutarti a capire la tua situazione.
È vincolante?
No, non c’è alcun obbligo successivo. Potrai valutare liberamente come procedere.
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